L’Esame di Stato al vaglio dei Social

Una commissaria esterna si sente male e viene rinviata la prova orale dell’Esame di Stato. Sui social si scatenano commenti, che rivelano quanto poco valore diamo alla scuola e alla salute di coloro che ci lavorano.

Il luogo più insalubre del pianeta è il Social Network. In realtà, molto poco “social”, ma più simile a uno sfogatoio di frustrazioni e rabbia immotivate.

Cosa è successo?

Un episodio apparentemente marginale ha acceso il dibattito – o, forse, sarebbe meglio dire “lo sfogo” – su Facebook.

Durante gli Esami di Stato, una docente commissaria esterna si è sentita male. Non essendoci stati i tempi tecnici per la nomina di un sostituto dall’Ufficio Scolastico Regionale, la sessione orale non si è potuta svolgere, ma è stata rinviata.

La notizia, però, è stata riportata su un post con toni scandalistici, che possiamo riassumere in questi due concetti chiave: “studenti penalizzati”, “esame rinviato a data da destinarsi”, quasi a far passare l’idea che questi ragazzi probabilmente si sarebbero diplomati nei mesi successivi (ah, il peso delle parole!).

I commenti, poi, un campionario di livore, superficialità e disinformazione.
C’è chi grida allo “scandalo”, chi parla di “disorganizzazione totale”, chi ironizza sui “poveri studenti traumatizzati” e chi addirittura propone soluzioni da bar come “chiamare un sostituto al volo”.

Però, dai, bastava chiedere e informarsi seriamente; perché l’ignoranza su temi che non conosciamo è normale, mentre non lo è l’arroganza di capirci qualcosa pur non capendo granché. Ma come si dice, “un bel tacer non fu mai scritto”!

Il meccanismo della sostituzione di un commissario esterno non è immediato: non si può, come in fila dal salumiere, urlare “su, avanti il prossimo” quando qualcuno non risponde al numerino dell’eliminacode. Esistono procedure e nomine che devono passare attraverso l’USR. È una questione di garanzia e legittimità dell’esame stesso, non di burocrazia fine a sé stessa.

E poi, soprattutto, ci siamo dimenticati che una persona si è sentita male?

In nessuno dei commenti più veementi si fa riferimento alla salute della docente. Pochissimi hanno espresso empatia e umanità. Si è pensato solo al presunto danno (perché non vi è stato né vi sarà danno, ma soltanto un rinvio della prova di uno o due giorni) arrecato agli studenti.

Ma cosa insegniamo ai nostri ragazzi? Che la vita è una macchina perfetta che non contempla l’imprevisto, il malessere e la fragilità umana? Che il mondo intero, in ogni modo e a ogni costo deve soddisfare nell’immediato un bisogno personale?

E no, non parliamo di diritti lesi, perché quelli sono garantiti nei modi e nei tempi consoni, previsti dalla normativa.

L’Esame di Stato non è come un’interrogazione, e neanche solo fiori, coriandoli o un allegro “stappo” fra amici. Assume, invece, a tutti gli effetti le forme, le procedure e la serietà delle prove di un pubblico concorso.

Questo episodio, però, ci fa seriamente riflettere, in quanto è lo specchio di un atteggiamento più ampio.

La scuola è percepita come un servizio che deve rispondere hic et nunc alla domanda del “cliente”, non come una comunità di persone e luogo in formazione di futuri cittadini che contribuiranno al benessere sociale e prenderanno decisioni con noi. Inoltre, puntuale come la pioggia a Pasquetta, vi è l’idea dell’insegnante “approfittatore seriale” di ferie (ebbene, sì, qualcuno si è anche spinto a scrivere che è stato un modo per anticipare le vacanze), non come un professionista e un lavoratore con diritti e tutele.

Forse ci meritiamo delle scuse da questa società, che si ostina a non comprendere il valore dell’istituzione scolastica pubblica (e godiamocela, finché dura!) e del lavoro dei docenti, continuamente sviliti, delegittimati e caricati di responsabilità che spesso travalicano non di poco il loro ruolo.

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